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Gruppo Zona Rossa » Pepito


Lug 20 2012

Pepito’s Way: Piccolo GRANDE museo della Moto
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Tag: AmarcordPepito @ 11:50

Non siamo ne a Borgo Panigale ne a Mandello del Lario e ne tantomeno a Pontedera, ma siamo per la precisione a Guastalla.  Ma cosa accomuna questo paese della Bassa Reggiana con i luoghi simbolo del motociclismo nostrano?  Semplicemente il museo che ospita sul suo territorio. Esso, a dispetto del suo nome, non è poi così distante come quantità e qualità delle moto che ospita, da quello Ducati, Guzzi o Piaggio.Pur essendo relativamente vicino alle nostre case, penso che in pochi siano a conoscenza dell’esistenza di questo luogo, e che soprattutto abbiano avuto il piacere di visitarlo. Ciò è dovuto anche al fatto che la sua nascita risale “solo” al 2008, quando il suo fondatore, il signor Emilio Bariaschi, decise di aprire le porte di questo museo in cui sono raccolte moto  che sono in suo possesso fin da quando era giovane, e altri pezzi recuperati e restaurati nel corso degli anni.Scopo del museo è quello di raccontare la motorizzazione di massa vissuta nel nostro paese dal  1945 al 1965. Sono presenti anche dei veri cimeli dell’inizio del secolo scorso, che oggi definiremmo delle bici a motore più che vere e proprie motociclette!

“Il museo, in 4 padiglioni per complessivi 650 mq., raccoglie 160 pezzi di 34 marchi diversi dell’industria motociclistica italiana e qualcuno dei più importanti esempi dell’industria europea. Esemplari significativi perché hanno messo in movimento la passione degli italiani a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, sia nell’uso quotidiano, sia per le competizioni. Non dimentichiamo che la Milano-Taranto e il Motogiro d’Italia hanno costituito, col passaggio sulle strade italiane, un potente strumento di promozione del motorismo.  Il ben ordinato percorso museale ha lo scopo di illustrare didatticamente l’evoluzione della tecnica motoristica italiana dall’immediato dopoguerra fino agli anni del boom e del benessere economico.  I visitatori saranno accompagnati da una guida addetta alle spiegazioni di carattere tecnico. Nel museo è possibile accedere ad una saletta dove vengono proiettati filmati di competizioni motociclistiche degli anni 50-60-70.”

Per gli appassionati, o semplicemente curiosi della storia della motocicletta, questa è una visita a cui è difficile sottrarsi, soprattutto se si pensa che l’ingresso è gratuito. Cosa quest’ultima che però ne limita l’apertura solo ad alcune ore nel pomeriggio del sabato, salvo alcune aperture eccezionali effettuate su appuntamento richiesto da qualche Motoclub (tenete d’occhio il sito web http://www.piccolomuseodellamoto.it/ del museo perché vengono riportate  le eventuali aperture straordinarie).Ma anche chi fosse uno sfegatato cultore della moto all’avanguardia dello stile e della tecnica potrà scoprire come, in un epoca che sembra preistoria, gli “artigiani” di allora fossero in grado di creare dei pezzi veramente incredibili e geniali, soprattutto perché di plastica e di elettronica manco se ne parlava.

E quale migliore occasione che una visita a questo museo per godere dei paesaggi, della cucina e soprattuto delle strade secondarie tutte curve e saliscendi tra gli argini, che si snodano tra la bassa parmense e la bassa reggiana. Vi riporto qui a seguire un itinerario interessante che vi porterà da Cremona a Guastalla, sicuramente impiegando più tempo, ma con sicura più soddisfazione che la “solita” strada Cremona-Casalmaggiore-Viadana.

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Lug 03 2012

OFFERTISSIMA!!! VENDO Nuove Pirelli Diablo Strada
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Tag: Senza categoriaPepito @ 13:20

 

Ciao a tutti gli amici del Gruppo Zona Rossa, aiutatemi a liberarmi di queste gomme che devo fare spazio in garage per il pellet!!!!!!!!!!

 Sono un treno nuovo ( acquistato dicembre 2011) di gomme Pirelli Diablo Strada nelle misure 120/70 – 17 ant. e 180/55 – 17 post. indice di velocità W.

€ 160,00

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Giu 30 2012

Pepito’s Way: Cavalcata Dolomitica 2012 – Parte 1
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Tag: GitePepito @ 17:11

Ogni anno che sia una casa motociclistica, una rivista specializzata, un sito web di settore, un moto club o semplicemente un gruppo di amici con la passione per la moto, tutti loro immancabilmente fanno tappa sulle Dolomiti. Potevo essere da meno? In effetti da quanto sono motociclista, ormai da 12 anni, l’idea di percorrere i passi alpini più famosi d’Europa (non a caso vista l’enorme affluenza di stranieri) è sempre stata li in un angolino della mia testa vuota. L’inverno scorso la svolta, e presa la decisione che nel 2012 avrei percorso quelle strade è cominciata la pianificazione. Tralascio il dettaglio di tutta questa “noiosa” ma fondamentale, almeno per me che non amo partire allo sbaraglio, fase preparatoria. Brevemente pero vi accenno solo il fatto che, avendo deciso che il viaggio sarebbe stato fatto verso fine maggio, la ricerca di un hotel aperto in quella che è considerata bassa stagione, si è rilevata un po’ problematica. Alla fine la scelta è caduta sull’hotel El Ciasel (http://www.hotelelciasel.it/) nel paese di Canazei con una bellissima vista su una rotatoria, vi chiederete se il bellissima che ho utilizzato fosse ironico, in parte no perché la suddetta rotatoria è lo snodo da cui partono le strade che portano ai più famosi passi alpini italiani, e sto parlando del Pordoi, del Sella e del Fedaia. Insomma logisticamente la pozione del nostro Hotel non poteva essere migliore, motociclisticamente parlando. Alla fine l’avventura sarebbe durata 3 giorni, con partenza il venerdi per evitare il traffico del fine settimana e riuscire a godersi qualche curva in santa pace, 3 sono anche i partecipanti al viaggio, io con il mio Guzzi Grisone, Claudio con la sua Guzzi V7 Racer e Cristian con la sua nuova e fiammante (ritirata la settimana stessa della partenza!!!) Yamaha XJ6 Diversion in versione Touring. Su una cosa non si transige, non verrà battuto un solo centimetro di autostrada, solo strade secondarie e possibilmente piene di curve e belle cose da vedere.E ora il diario dell’impresa:

Giorno 1

Casalbuttano – Canazei………per vie traverse

Il cattivo tempo che la scorsa primavera si è accanito immancabilmente sui fine settimana ci ha costretti a far slittare la partenza da fine maggio al 1° giugno, e anche quel week-end le previsioni meteo non sembrano essere dei migliori ma si decide di partire lo stesso pena l’annullamento di tutto e la sua possibile riproposizione a settembre. Con la minaccia appunto di prendere acqua si cerca di essere almeno preparati e tutti e 3 corriamo ai ripari acquistando tute antipioggia, io mi affido a quella del supermercato che è praticamente un sacco della spazzatura con le maniche e le gambe e la stessa capacità traspirante (infatti il mio dubbio e se mi possa bagnare di più a girare sotto la pioggia senza averla indosso o avendola indosso!!!)

La partenza è fissata per le 7:30 di venerdì 1° giugno 2012. Tutti presenti, tutti benzinati e tutti belli carichi, sia di bagagli che di spirito!!!!! L’intinerario odierno ci porterà da Casalbuttano fino a Canazei passando per la Gardesana Occidentale, il Lago di Toblino, la Valle di Cembra, le Valli di Fiemme e Fassa, i 1.918 metri del Passo San Pellegrino (il primo passo dolomitico che toccheremo!!!), l’Agordino con il Lago di Alleghe ed in fine prima di arrivare a meta toccheremo i 2.057 metri del Passo Fedaia con vista sul massiccio della Marmolada. Percorriamo la via Brescia, abbastanza traffica per l’orario di punta, fino in località Chiaviche dopo Bagnolo Mella dove imbocchiamo lo svincolo per l’Autostrada. Ma come non si era detto di evitarla?! Infatti, proprio da questo svincolo si può prendere un raccordo, che collega il casello di Brascia Sud con quello di Brescia Est e l’imbocco della superstrada per Salo’. Tengo a precisare che questo raccordo è come  un’autostrada, con la stessa conformazione e soprattutto gli stessi limiti di velocità, ma senza il pagamento di nessun biglietto!!!!. Forse perché non è molto pubblicizzata, anch’io lo scoperta grazie ad un amico della zona, ma non troviamo praticamente traffico e in un batter d’occhio ci ritroviamo sulla strada che ci porta a Salò, purtroppo quest’ultima ben conosciuta e già abbastanza congestionata dal traffico dei pendolari. Fortunatamente, la bassa stagione e l’orario di punta ormai passato, quando finalmente cominciamo a percorrere la Gardesana Occidentale il traffico è decisamente diminuito e possiamo goderci la guida e soprattutto il panorama del lago in questa ore mattutine. Mi sono dimenticato di fare un’altra premessa. Ci siamo ripromessi di prendercela con calma, l’idea è quella di godersi le strade ma anche e soprattutto il panorama tant’è che i circa 300 km e rotti che dovremo fare oggi ho preventivato che ci occuperanno tutta la giornata!!!

 Arriviamo a Riva del Garda e imboccata la strada per Arco decidiamo,  fermi in attesa ad un semaforo rosso, di fermaci al bar li affianco per la prima sosta caffè ma soprattutto per la  prima sosta toilette. Il traffico è già caotico e questo stop ci fa rilassare un po’. Qualche apprezzamento sulla cameriera (chissà come mai sono sempre belle ragazze a servire ai tavoli?!?! aveva proprio ragione quello che ha inventato il detto dei buoni e del carro!!!!)   e qualche apprezzamento sull’itinerario odierno e poi si riparte. Fino a quasi in prossimità del Lago di Toblino la strada, se non fosse per il panorama dei monti circostanti, sarebbe veramente noiosa. Prima tappa turistica, la vista del lago è veramente bella con il castello/Ristorante sulle sue rive ma purtroppo il cielo grigio topo non aiuta a fare delle foto degne, comunque se vi capita di passare di li fateci una sosta perché ne vale proprio la pena.

Si è di nuovo in sella destinazione Trento, la prossima sosta sarà al distributore Agip di Vigolo Baselga per il rifornimento (ah già ho preventivamente programmato anche dove fermarsi per fare benzina!!!!), fino a li la strada è bella, cominciano ad esserci belle curve e la pendenza comincia ad aumentare, insomma stiamo andando sui monti era logico che prima o poi succedesse!!!! Ma ecco il distributore, facciamo il pieno, ed ecco il primo imprevisto, moto di Claudio perde olio, nooooooooooooooooo!!!!!!! Queste moto italiane del piffero!!!!! La guarnizione della testa sinistra ha deciso di andare in ferie e ci sono spruzzi di olio fino sul lato sinistro del forcellone. Che si fa? Continuare con il pericolo di restare senza lubrificante o che la gomma posteriore sporca di olio decida di cacciarti a terra? Si decide di cercare un officina Guzzi nelle vicinanze. Fortunatamente i gestori del distributore sono gentilissimi e ci aiutano a trovarne uno sulle Pagine Gialle a Rovereto (è quello più vicino, l’alternativa era Bressanone,troppo fuori itinerario). Una veloce telefonata per sapere se potevano risolvere il problema e una volta ricevuta la risposta positiva di nuovo in sella per una sparata fino a Rovereto. Il caldo della città e il traffico non aiutano di certo, ma comunque agevolmente troviamo l’officina. La mia preoccupazione, abituato ai meccanici delle nostre parti, era che ci dicessero che fosse necessario lasciare li la moto, come avremmo fatto?!?! Ed invece la buona sorte è dalla nostra parte e grazie ad un meccanico veramente appassionato e disponibile, in poco tempo viene sostituita la guarnizione rovinata con una nuova. Grazie officina ufficiale Guzzi di Rovereto ci hai salvato il week-end!!!! Sono le 11.00 e siamo in ritardo sulla tabella di marcia e risulterà difficile riuscire a pranzare su al Passo San Pellegrino come avevo programmato. Decidiamo di rimetterci in marcia e di provare lo stesso a mantenere la sosta pranzo dove programmato. Da Rovereto a Lavis ci tiriamo su po’ dentro per recuperare, anche grazie alla strada abbastanza veloce e con poche attrattive intorno. A Lavis lasciamo il traffico e imbocchiamo la strada per la Val di Cembra. Quest’ultima è una Valle che collega la Val’Adige con le Valli di Fiemme e Fassa, mentre nella sua prima parte è contornata da vigneti e cave di porfido, dopo la strada veramente bella e ricca di curve si snoda immersa nei boschi. Questa è una strada non velocissima, a causa delle curve che in alcuni casi si susseguono senza dare il tempo di respirare, ma lo scarso traffico la rende quasi perfetta, dico quasi perchè purtroppo la qualità del fondo stradale in alcuni casi è da arresto di chi lo lascia in quelle condizioni in barba al fatto che la presenza di motociclisti è una costante nella bella stagione.  Quindi ragazzi la Val di Cembra è una meta sicuramente da includere nei vostri progetti di viaggio ma attenti, perché se la conformazione invita alla guida sportiva, le condizioni dell’asfalto meritano il 200 % di attenzione, e forse è meglio tenere la manetta più chiusa e godersi il panorama e l’atmosfera.

E’ abbondantemente passato mezzogiorno e stiamo appena uscendo dalla Val di Cembra, se vogliamo mangiare ad un orario decente dobbiamo cambiare i nostri programmi. Fermi ad un semaforo che regola l’accesso ad un ponte si decide (ancora un semaforo come luogo di “riflessione”!) che al primo posto possibile ci saremmo fermati a pranzare. Il caso vuole che neanche dopo di mezzo chilometro troviamo un bar/ristorante e li subito decidiamo di fermarci. Un pranzo veloce, qualche panino, un po’ di patatine fritte, tappa alla toilette e ciliegina sulla torta la cordialità della popolazione locale di taglio un po’ teutonico, se ci avesse servito un robot avrebbe sorriso un poco di più!!! E si riparte, forse troppo velocemente, infatti percorsi una decina di chilometri  Claudio fa cenno di fermarci. Che è cussesso?? Ha dimenticato lo zaino che aveva in spalla al bar!!!! Premetto che questo è l’unico bagaglio che portava sulla moto vista la scarsissima capacità di carico della sua Racer replica anni ’70. Il resto della sua roba era affidata alle capienti borse rigide della moto di Cristian. Quest’ultimo quando, qualche chilometro prima, si era reso conto dell’accaduto si era messo a ridere sotto il casco!!!!! Ritorno sparati al Bar, recupero dello zaino e ritorno sulla retta via, e siamo a quota 2 imprevisti marcati Claudio, e la giornata è ancora lunga!!! La Valle di Fiemme, vista dalla strada veloce di fondo valle, scorre via piacevole anche grazie al panorama meraviglioso che finalmente comincia ad essere Dolomitico.

Arriviamo a Moena, porta della Val di Fassa, potremmo tirare diritto e in circa una ventina di kilometri saremmo a meta, ma è in programma che prendiamo la strada più lunga che ci porterà come prima cosa al Passo San Pellegrino. Dall’abitato di Moena fino su al Passo la strada è semplicemente fantastica, curve, tornanti, pendenze che in alcuni casi toccano il 14 % e tutto immerso in un panorama che lascia senza parole. E per questo che non stupisce la presenza constante di moto, anche in gruppi molto numerosi, che calcano questo tratto di strada. Nel primo tratto si viaggia letteralmente immersi nel bosco per essere improvvisamente catapultati tra pascoli e alte cime rocciose, ed ancora innevate, che ti guardano dall’alto dei loro 2.500 e passa metri. Sosta in cima al passo (quota 1.918 metri)  per le foto di rito, vuoi che è venerdì, vuoi che praticamente è stato inverno fino a quasi ieri e vuoi che le previsioni meteo non sono delle migliori, ma ci ritroviamo praticamente soli immersi in questo panorama che lascia senza fiato. Si decide di fare una sosta per un dolce che a pranzo era mancato. Li vicino so esserci l’Hotel-ristornate  Miralago (http://www.albergomiralago.com/) e dirigiamo verso di esso sperando che sia aperto vista la bassa stagione imbocchiamo una stradina secondaria asfaltata larga una macchina e poco più. La fortuna e dalla nostra il posto è aperto!! Pur avendo una bellissima terrazza decidiamo, causa vento tutt’altro che caldo, di sederci all’interno del locale. Tre ottime fettazze di torta e qualcosa di caldo da bere sono veramente molto gradite e dopo aver fatto le consuete foto di rito al lago li vicino e al panorama ripartiamo destinazione la zona dell’Agordino.

La discesa dal passo San Pellegrino, anche se fatta a tornati, oserei dire che è praticamente a picco vista la pendenza che in alcuni punti tocca il 18 % e il fatto che in pochi chilometri passiamo dai 1.918 metri ai 1.100 dell’abitato di Falcade. Poco dopo io devo fare di nuovo benzina, la mia bestia beve come una dannata e il piccolo serbatoio non aiuta di certo in questi raid. Proseguiamo fino ad arrivare alle porte di Cencennighe dove prendiamo la strada che ci porterà ad Alleghe ed all’omonimo lago. La stanchezza si affaccia alla porta, anche se abbiamo guidato in maniera molto turistica i chilometri e l’itinerario molto guidato cominciano a farsi sentire. Sosta al lago di Alleghe, e il caso vuole che ci fermiamo proprio in una piazzola che sul lato opposto aveva piazzato un autovelox fisso che proprio non avevo visto (parlando appunto di stanchezza!!!!). Anche qui foto di rito, anche se lo pensavo più bello, e l’acquisto di nuove batterie per la fotocamera di Cristian sottoposta ad un lavoro intenso. Ripartenza, dobbiamo radunare le forze rimaste perché, anche se è vero che siamo quasi a destinazione, manca ancora l’impegnativa salita e relativa discesa dal Passo Fedaia a quota 2.057 metri, in concreto dovremo ancora fare 1.000 metri di dislivello a salire da Alleghe e 600 di discesa verso Canazei!!!!

A Caprile seguiamo le indicazioni per la Marmolada e imbocchiamo una valle laterale, uno dopo l’altro passiamo abitati dai nomi per noi alquanto singolari, Rocca Pietore, Boscoverde, Sottoguda, Malga Ciapela. Proprio in quest’ultima località, per chi volesse provare qualche brivido e non soffre di vertigini, è presente la stazione di partenza della funivia che, divisa su 3 tronconi, porta fino ai 3.269 metri di Punta Rocca sulla Marmolada. Sempre a Malga Ciapela si può, rigorosamente a piede, percorrere i 2 km della spettacolare strada che si snoda all’interno del canyon naturale dei Serrai di Sottoguda. Ma siamo arrivati alla base dell’ultima “arrampicata”, la sequela dei tornanti che ci aspetta ricorda un po’ la salita allo Stelvio dal versante altoatesino. L’asfalto non è dei migliori, pieno di irregolarità e con un colore che fa sembrar quasi che ci sia coperto da uno strato di sabbia!!!! Saliamo tutto d’un fiato.  In cima lo sguardo spazia dal Lago Fedaia quasi davanti a noi e l’immenso massiccio della Marmolada coperto di neve. Ci fermiamo alla prima piazzola per le foto di rito e per godere del panorama. La strada è deserta!!!!!!!!!!! Un’atmosfera irreale se pensate che questa è una delle mete più gettonate da turisti e soprattutto dai motociclisti. Ritorniamo in sella e seguendo la strada che segue sinuosa le curve del lago arriviamo fino alla diga, la cui sommità è transitabile dai veicoli, e decidiamo di andare sull’altra sponda fino alla base della Malmolada dove ad attenderci si sono alcuni bar/rifugi e la stazione della cabinovia che porta sul ghiacciao. Anche qui il deserto, foto di rito e restiamo ad ammirare il panorama anche se una certa voglia di arrivare ormai si nasconde a fatica.

I pochi chilometri che mancano sono tutti di abbastanza veloce strada in discesa, via via che perdiamo quota il panorama si trasforma da rocce, neve e prati a boschi e prati. Ultima serie di curve ed ecco apparire l’abitato di Penia, siano ormai in Val di Fassa. Passato anche il paese di Alba ecco Canazei e subito, appunto come detto sulla rotonda che porta ai miti passi ecco il nostro albergo. Parcheggiamo sotto la tettoia della veranda, ricordandoci bene le infauste previsioni meteo, e andiamo in camera.

Prima di cena, rinfrancati da una doccia, decidiamo di andare a fare un giro per il centro di Canazei distante qualche centinaio di metri. Come già visto sui passi anche qui desolazione totale!!!!!!!!!!!! Non è proprio ancora stagione, la maggior parte dei negozi e dei bar è chiusa e in giro c’è veramente poca gente. C’è pero anche da dire che Canazei a dispetto delle sue dimensioni, e che in alta stagione invernale o estiva  pullula di gente, in bassa stagione conta solo 2.000 abitanti. Beviamo quasi solitari un aperitivo nel primo bar trovato aperto. Ritorno all’Hotel giusto in tempo per la cena, buona ed abbondante. C’era anche l’idea di fare un giro per la movida notturna ma distrutti dalla stanchezza del viaggio la nostra movida l’abbiamo fatta al bar dell’hotel ben fino alle 22,e attorniandoci di coppie di una certa età che giocavano a carte!!!

Questa lunga giornata finisce qui e domani c’e ne aspetta una altrettanto impegnativa ma altrettanto ricca di emozioni. Ma questo lo racconterò la prossima puntata.


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Giu 13 2012

VENDO Treno completo Pirelli Diablo Strada OFFERTISSIMA!!!!!!!!!!
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Tag: Compro e VendoPepito @ 13:08

Ciao a tutti gli amici del Gruppo Zona Rossa, visto che non mi servono più E SOPRATTUTTO PERCHE’ ME NE VOGLIO LIBERARE!!!! avrei da vendere un treno nuovo ( acquistato dicembre 2011) di gomme Pirelli Diablo Strada nelle misure 120/70 – 17 ant. e 180/55 – 17 post. indice di velocità W.

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Apr 30 2012

Pepito’s Way: Un Tuono in Valpolicella
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Tag: Gite,TecnicaPepito @ 09:43

L’occasione propizia si è presentata quando ho portato il mio moto-trattore a tagliandare presso il concessionario Aprilia-Guzzi-Jonh Deere di Verona.Avevo un’intera giornata da far passare in attesa che la moto fosse pronta, e un’idea in testa: un bel moto-giro della Valpolicella. Ma con che mezzo? Ero già d’accordo con il concessionario che mi avrebbe dato un veicolo. Un veicolo?!? Oso proprio dire un veicolo perché mi propone un Aprilia SRV 850, uno spooterone!!!! “Ma si”, mi dice lui, “è una moto travestita da scooter e che riesce a fare addirittura i 20 km/l”. Visto l’itinerario moto turistico in programma e stuzzicato da un po’ di curiosità nei confronti di questa nuova specie di super-spooter,accetto.Parto e dopo 2,3 km e una rotonda faccio una bella inversione a U e torno in concessionaria. “Questo coso tienitelo te” è la prima cosa che dico al meccanico che mi accoglie,nell’impostare l’ingresso alla prima rotonda ha cominciato ad ondeggiare a tal punto, che  un vago pensiero di farmela nelle braghe mi è passato per la mente, oltre a “oddio adesso mi sdraio”!!!!!!!  Avrei mille altri commenti e impressioni su questo mezzo ma questo articolo è fatto per parlare di altro, e quindi andiamo a cominciar……

L’unico altro Mezzo (appunto con la M maiuscola) disponibile è una Aprilia Tuono V4 R Apcr. Accetto subito!!!! Brevissimo briefing in cui mi viene spiegato che la moto oltre ad ABS, controllo di trazione, ha anche il cambio elettronico e 3 mappature della centralina. Dulcis in fundo il meccanico mi saluta dicendomi a differenza dello spooterone questa beve appena 10 km/l. E tra me e me penso “berrà si il doppio ma mi darà emozioni 100 volte tanto”. Giro la chiave, pulsante di avviamento e via si parte!!!! Il suono che esce dello scarico, complice anche il minimo fissato appena a 1500 giri (ahi ahi i consumi!!!) , è spettacolare, potente ma non fastidioso come certi scarichi aperti, e se chiudi gli occhi ti sembra di stare su una superbike!!!!

Ripartenza, metto 1° e 2° usando la frizione, e mi chiedo perché su una moto da 15.000 euro la leva non è regolabile, e poi inserisco la 3° senza, per vedere che effetto fa il cambio elettronico. Piccola premessa, con questo cambio elettronico si può far a meno della frizione per salire di marcia con acceleratore aperto, l’uso della frizione invece è d’obbligo per scalare la marcia. La prima sensazione, ma sono ancora in città, mi lascia perplesso, pensavo fosse più fluido. Vabbè ho tutto il giorno per capire come funziona.Arrivo allo stesso punto dove ho fatto inversione con lo spooterone e mi fermo, non per tornare indietro, ma per fare benzina alla belva che è già in riserva, poco meno di 13 litri per fare il pieno.

L’itinerario prevede di fare la Val D’Adige fino al paesello di Sdruzzinà, prendere a destra la deviazione per il Passo delle Fittanze e da li ridiscendere per la Valpolicella fino a Sant’Ambrogio, cappatina a Lazise e ritorno a Verona, come kilometraggio totale siamo ben oltre i 130 km che i 13 litri x 10 km/l mi possono garantire, quindi a mio malincuore, e soprattutto visto quello che costa la benzina, imposto la mappatura R, cioè potenza tagliata del 25 %, in poche parole meno cavalli a cui dare da bere e magari qualche km in più di autonomia. In concreto dai 170 cavalli si passa a 130. Il controlo di trazione non mi è stato spiegato come impostarlo e, vista anche l’indole pistaiola del mezzo rimarcata dalle Pirelli Supercorsa (praticamente semi slick!!!) che monta, lo lascio settato su 8 (penso il valore massimo).

A differenza dello spooterone qui sei inserito nella moto e non seduto sopra, e quindi nel concreto vuol dire usare tutto il corpo per avere il controllo del mezzo. E qui che esce la prima nota dolente. Premettendo che nell’occasione porto dei Jeans da moto, trovo subito una quasi totale assenza di grip con la sella, e visto che io uso anche le chiappe per guidare, questo mi mette un po’ in difficoltà. Lo spazio longitudinale per la seduta del pilota è molto, e alla luce del suddetto poco grip, forse anche troppo. Con la tuta in pelle molto probabilmente sarebbe stata un’altra cosa, ma è rimasta a casa quindi adattiamoci!!! Il confort è affidato a pochi millimetri di imbottitura, questa sella l’anno tirata giù dalla SBK di Max Biagi e avvitata qua sopra!!! Avvitata si, ed ecco infatti il primo aneddoto, se dovete prendere i documenti sotto la sella del pilota dovete: con la chiave si sganciare il sellino (microscopico) del passeggero, sotto cui è fissata una chiave a brugola con cui svitare le viti che fissano in solido la sella del guidatore alla moto, comodo no!!!! Ma in fondo in pista chi ti chiede i documenti?!

La Val’Adige scorre piacevolmente tra vigneti, canyon e una strada ondulata con curve dolci, anche se non sempre asfaltata in modo decente (ahi la crisi mi fa cadere anche il mito di queste strade dalla pavimentazione perfetta!!!).

La moto, seppur con la potenza “castrata”, è veramente briosa. Sono ormai fuori dai grossi centri abitati e le zona industriali simil hinteland bresciano e complice il traffico ormai sparito decido di salire di mappature. Chiudo l’acceleratore, premo una volta il pulante di avviamento, lampeggia sul dispaly la mappatura attuale, premo ancora il pulsante e passo alla S (piena potenza ma controllata), riapro l’acceleratore e il passaggio è fatto. Quale occasione migliore di dover fare un paio di sorpassi e un pò di curve all’orizzonte per mettere subito alla prova questa configurazione. E’ un missile, ma fino al range in cui mi spingo io non c’è un divario così netto con la configurazione castrata, sicuramente di mezzo c’è lo zampino del controllo di trazione e del sistema anti-impennamento (anche di questo mi hanno spiegato che c’è ma non come si può settare, sicuramente è direttamente legato al livello del controllo di trazione).

E’ il momento di lasciare la Val d’Adige e cominciare ad inerpicarmi verso il Passo delle Fittanze, la strada è ancora lunga e quindi decido di tornare alla mappature R, perché pur essendo molto bella e suggestiva la carreggiata si fa via via più stretta, più sconnessa e non proprio pulitissima (del tipo trovarsi in traiettoria un sasso grosso come un pugno!!!). Dopo 1000 metri di dislivello fatti grazie ad una serie di tornanti e pendenze fino al 20 %  di dislivello, in località Sega d’Ala è ora di lasciare la vista panoramica della Val d’Adige per addentrarsi nell’altipiano della Valpollicella. Fino ad ora posso dire di esser soddisfatto della moto, soprattutto quello che mi stupisce è il confort. L’assetto sportivo, l’assenza di riparo dall’aria (è anche vero che non sono andato particolarmente forte) e la sella per niente turistica non mi hanno tritato le ossa. Certo però che l’assenza di grip con la sella è un bel problema che emerge soprattutto nei tratti guidati.

Il cambio elettronico invece non lo sto proprio campendo, e quindi torno ad usarlo alla mia solita maniera, leggera tirata di frizione e su di una marcia. Cosi è quasi più veloce soprattutto più fluido tanto che non avverto quello “scalino” nella cambiata che invece il cambio elettronico mi fa sentire. Cambiano i toni del panorama, dai colori accesi dei vigneti e dei  fiori della Val’Adige si passa qui in quota al  marrone e al verde spento dei prati e degli alberi, e la presenza di neve un po ovunque mi fa campire che qui la primavera è ancora lungi dal venire. Lasciandomi finalmente alle spalle il bosco, il panorama finalmente di apre sui prati sottostanti il Passo della Fittanze, e se non fosse per la strada sporca, umida e sconnessa sarebbe veramente tutto fantastico anche perché fino ad ora non ho incrociato anima viva!!!!

La neve a bordo strada mi accompagna fino al Passo. Qualche macchina vuota parcheggiata ma nessuno nei dintorni. Il programma prevedeva di fermarmi a mangiare al bar Passo Fittanze, ma è chiuso. O meglio un uomo e una donna stanno facendo una sorta di pulizie di primavera, non oso avvicinarmi perché la tipa sta animatamente discutendo con il tipo (come nella pubblicità della tim quando la mamma di garibaldi si inalbera per la storia della camicia slavata) e visto che non ho voglia di prendere della parole anch’io, dopo le foto di rito , risalgo in sella. Destinazione?!? Non ho voglia di cominciare la discesa verso la Valpolicella e seguendo un cartello che indica un fantomatico Rifugio e pregustando quindi chissà quali prelibatezze decido di prendere una strada che parte proprio di fronte al suddetto baretto. In principio la strada è bella, decentemente asfaltata, abbastanza pulita e con una curva dietro l’altra. Ma cambia dopo poco, sulla carreggiata si presentano oltra ai soliti sassolini, anche foglie e rami!!! Ma voglio continuare, tanto ho il controllo di trazione!!!! L’itinerario è suggestivo, non si sale di molto e si è già completamente circondati dalla neve. Ma dopo pochi kilometri sono costretto a fermarmi, la neve che fino a poco prima occupava metà della carreggiata ora la occupa completamente, e anche il controllo di trazione con delle gomme semi-slick non ci può far nulla. Ah se solo avessi avuto in mano una Stelvio NTX avrei proseguito di sicuro in barba alla neve!!!! Mi fermo a fare qualche foto. Mi riprometto, quando le nevi saranno sciolte, di ritornare e completare questo itinerario, che ho visto dalla cartina ricollegarsi all’abitato di Erbezzo. Ritorno quindi sui miei passi. Non prima di accorgermi che le gomme sono fradice e questo, unito alla condizione del fondo stradale mi fanno suggerire che per la discesa e meglio che in maniera precauzionale tenga giù tutti e due i piedi. Non vorrei sdraiare una moto non mia!!!!

Lascio alle mie spalle il Passo delle Fittanze e mi tuffo in discesa verso la Valpolicella. La strada sgombra mi fa apprezzare l’agilità, la leggerezza e la potenza frenante, veramente ben dosabile, di questa moto. Fino ad ora mi sono spesso fermato per fare delle foto, ed ogni volta è emerso un grandissimo difetto. L’appiglio per stendere il cavalletto è esattamente sotto la staffa del cambio,non so quante volte ho inserito la prima marcia!!!!! E anche se guardi dove metti il piede, comunque con il fianco dello stivale tocchi il selettore del cambio.  Questa moto trasuda da tutti i pori la voglia di velocità, è stata concepita per la pista senza lasciare nulla al caso  peccato che tale cura non sia stata usata da Aprilia per quanto riguarda quelle componenti più “stradali”, come appunto il cavalletto difficile da raggiungere, i blocchetti elettrici bruttini e troppo lontani (soprattutto le frecce, tanto che dopo un po’ di sorpassi fatti a suon del mio clacson, ho desistito dalla vana ricerca del selettore delle frecce), gli specchietti veramente di fattura spooteristica o il computer di bordo veramente lento nel passare tra le varie opzioni.

Ma ritorniam all’itinerario, ho lasciato alle spalle la strada per il Fittanze e sono arrivato all’abitato di Erbezzo in cerca di un posto dove mangiare. Nella mia testa c’è una preconcetto: di solito in zone come questa, note per le eccellenze enogastronomiche, ci si aspetta che i posti dove mangiare qualcosa di tipico non machino. Sarà che forse la stagione non è ancora cominciata ma la mia ricerca è vana. Addirittura mi infilo in una stradina seguendo un fantomatico cartello per un agriturismo. Quando capisco che per arrivare al suddetto agriturismo devo lasciare la moto in un parcheggino sterrato e proseguire a piedi, per non so quanto,  decido di proseguire. La strada è piacevole, non molto trafficata, e decentemente asfaltata. Il panorama è veramente molto bello. La vista ampia sulla Lessinaia spazia tra prati fioriti, ulivi, e in lontananza monti innevati. In preda ai morsi della fame e alla vana ricerca di un posto dove mangiare passo gli abitati di Fosse e Sant’Anna D’Alfaedo, gli unici posti che trovo mi promettono un normalissimo piatto di pasta e allora decido di andare avanti ad oltranza. Un occhio alla cartina e a un bivio decido di deviare  e andare a “perdermi” un po’ in questa Valpolicella e mi affido alla provvidenza che mi faccia trovare un posto dove sfamarmi.

E la moto come sta andando?  Bene e male. Bene perché il motore è veramente una bomba. Tenuto conto che ha il minimo a 1500 giri, già da 2000 tira come un forsennato, ma quello che stupisce è la  progressività con cui lo fa, non si avverte nessun improvviso picco di potenza. Come già detto sarà sicuramente merito dell’elettronica che con i settaggi in uso sicuramente permette di addolcire la verve del motore, permettendo cosi di sfruttarlo senza patemi. Quello che invece non va bene è la posizione della strumentazione che per uno come me altro 1,83 obbliga decisamente ad abbassare la testa anche solo per vedere la marcia inserita (che visto il tiro del motore sembrano tutte uguali!!!) o per cambiare la mappatura; altra nota dolente è la posizione in sella che  quando si va in discesa, carica in maniera rilevante il peso sulle braccia, cosa che in parte si allevia un po stringendo con forza le gambe sul serbatoio/telaio, ma che comunque porta (per chi non è abituato) a stancarsi abbastanza e ad abbassare il ritmo per riprendere fiato. Il  cambio inoltre sembra non gradire le scalate in sequenza, mi spiego meglio. Con la mia moto sono abituato negli inserimenti in curva all’arrembaggio a sbattere giù magari 2 marce. Con questa moto, al di la che se fai una cosa del genere senti dalla frizione che entra in azione l’elettronica che evita saltellamenti e reazioni indesiderate, però devi dare il tempo alla leva del cambio, ti tornare in posizione di “riposo” prima ti scalare un’altra marcia. Più di una volta ho pensato di aver scalato 2 marce ma per poi accorgermi dal display che la marcia scalata era solo una. Ho notato poi un certo ritardo sul display nell’aggiornamento della marcia inserita, addirittura mi segnava che ero in folle dopo qualche attimo che la classica lucina verde della N si era accesa.

Ma torniamo all’itinerario, la strada scorre piacevole e quasi a Marano di Valpolicella e la provvidenza mi mostra proprio davanti agli occhi un ristorante, ho troppa fame e decido che andrà benissimo anche se magari mi daranno da mangiare solo pane a acqua. Il posto si chiama “Ai torcoli”, vi dico solo che ho speso € 9 per un buono e abbondante piatto di pasta, un piatto di verdura cotta, dolce e acqua, insomma se siete in zona ve lo suggerisco caldamente. Su suggerimento del ristoratore predo una strada li di fronte che, seppur stretta, è tutta curve e in maniera suggestiva passa in mezzo a vigneti a terrazzamenti. Ormai ho abbandonato le ultime colline e sono in pianura, destinazione Sant’Ambrogio di Valpolicella. E’ presto e decido di andare a vedere Lazise. Il centro storico, che è all’interno delle mura medievali, è veramente bello e  sicuramente merita di essere visitato se si è in zona.  La mia moto trattore è pronta ed è ora di tornare in concessionaria. A Verona mancano circa una ventina di kilometri e decido quindi finalmente di scatenare la mappatura T, cioè quella da pista, vi dico solo che sulla superstrada tocco, in un attimo, i 180km/h e solo il ritrovarmi di fronte un camion che solo un attimo prima sembrava abbastanza lontano mi fa chiudere l’acceleratore, ormai il traffico cittadino mi circonda e le mie velleità sportive devono essere stemperate. Ah se solo avessi avuto una strada più libera e soprattutto la benzina non costasse così tanto!!!!!

Sono di nuovo al concessionario, il computer di bordo mi dice che ho fatto circa 160 km con un consumo medio di 14 km/l, tenuto conto che per la maggior parte del tempo sono andato ad un’andatura decisamente turistica e con il motore in mappatura soft, la cosa mi fa pensare che se dovessi usare questa moto in una uscita con il GZR passerei più tempo al distributore che in viaggio!!!!! Un’altra riflessione che mi sorge subito è che oggi giorno traffico e condizioni del manto stradale allucinanti ,oltre il costo della benzina in costante aumento, fanno pensare che una moto così non ha senso se usata solo in strada. Questa è sicuramente una moto complessa, per cui è necessario padroneggiare completamente tutti i congegni elettronici di cui è dotata, per riuscire a sfruttarla a pieno. Questo richiede sicuramente molta pratica e molto “studio”, non solo per coloro che come me non vengono dal mondo delle sportive dure e pure ma anche per coloro che sono molto più navigati, ma poco avvezzi ad essere “elettronicamente controllati” in maniera così massiccia. Ultimo commento sull’aspetto estetico. Il retrotreno di questa moto è bellissimo ma la parte anteriore è veramente dura da digerire, e anche se alle alte velocità il muso riesce a deviare efficacemente e magicamente l’aria, la qualità delle plastiche lascia perplessi. Anche in questo Aprilia conferma il fatto che riescano ad unire un motore ed una ciclistica fantastici e di prim’ordine a plastiche e accostamenti cromatici troppo spooteristici. Per quanto riguarda invece la Valpolicella è sicuramente una zona molto bella e una meta perfetta per un motogiro, sempre però tenendo ben presente che per godere appieno dei panorami si deve tenere un’andatura turistica, giustificata anche dal fatto che, come ormai è una costante un pò ovunque, il non perfetto manto stradale nasconde molte insidie, oltre al traffico che nella bella stagione ormai imperversa anche qui.

Buon viaggio a tutti.


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Apr 14 2012

Pepito’s Way: In bicicletta a 239 all’ora!!!
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Tag: AmarcordPepito @ 14:43

 

In principio fu la Curtiss V8, Glenn Curtiss progettista aeronautico ed appassionato di moto decise di testare un nuovo tipo di motore per aereo inserendolo in un telaio di bicicletta (!!!!), ma comunque il risultato fu che nel 1907 su una spiaggia della Florida, questa aereo-moto dal peso di 125 kg dotata di un motore 8 cilindri a V di 90° di 4.000 cc con una potenza di 40 cavalli, raggiunse la velocità di 239 km/h, record che resistette per 30 anni!!!!!
E in Italia? Nei primi anni ’50 del secolo scorso, per contrastare lo strapotere di Gilera e MV-Agusta nella classe 500 del Motomondiale, Moto Guzzi, che all’epoca gareggiava con delle monocilindriche e delle quattrocilindri non competitive, decise di intraprendere il progetto di un motore con un frazionamento superiore. Il papà di questo progetto fu l’Ing.Carcano, storico progettista della Casa di Mandello. Il risultato fu la “meraviglia del motociclismo del XX° secolo”: la Moto Guzzi 500 8 Cilindri.
  Questo motore era un 500 cc 4 tempi a V di 90°, raffreddato a liquido con bialbero per bancata e 2 valvole per cilindro, capace di erogare 80 cavalli a 13.000 giri!!!! Il basamento del motore era in lega di magnesio, particolarità per l’epoca ma anche per in nostri giorni se pensate che simile materiale viene utilizzato per i coperchi motore niente meno che della Ducati Panigale.Il punto forte di questo motore era appunto il plurifrazionamento della grande cilindrata, che dava alla moto potenza, ma allo stesso tempo una buona elasticità e fluidità di  guida, permettere l’installazione di un cambio a soli 4 rapporti.
Queste caratteristiche, ed un peso totale della moto di appena 150 Kg, permetteva alla 8 Cilindri di toccare la velocità massima di 275 km/h!!!!! Spaventoso se pensate che montava dei pneumatici di misura 2.75 su cerchio da 19 all’anteriore e un 3.00 su cerchio da 20 al posteriore, e al tempo manco si sognavano le mescole delle nostre gomme stradali. Il telaio adottava uno schema a monotrave superiore a doppia culla, che conteneva al suo interno il serbatoio dell’olio e quello del liquido di raffreddamento. Questa soluzione permise, grazie allo spazio liberato intorno all’imponente motore, l’utilizzo di una carenatura stretta ed aerodinamica, definita a  campana.
  L’esordio nelle competizioni avvenne nel 1956 sul circuito di Imola in occasione della Coppa d’Oro Shell, purtroppo a seguito di un guasto al termometro dell’acqua, dovette ritirarsi non prima però di aver fatto segnare il giro più veloce con il pilota Ken Kavanagh. L’affermazione avvenne l’anno successivo, sempre in occasione della Coppa D’oro Shell, con il pilota Dickie Dale.
Alla fine dello stesso anno dell’affermazione di Imola, Guzzi, Gilera e Mondial, decidono il ritiro dal Motomondiale. Questa scelta, motivata dai costi eccessivi dei reparti corse (alla fine la storia si ripete sempre!!!!), provocherà però una crisi di immagine e di pubblico nel Motomondiale, superata grazie all’era MV-Agusta. Con questa scelta si chiude prematuramente la carriera agonistica della 8 Cilindri, che non riuscirà più ad esprimere appieno il suo immenso potenziale.

 

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Mar 29 2012

Pepito’s Way: volevo essere come Omobono Tenni
Pepito’s Way: volevo essere come Omobono Tenni avatar

Tag: AmarcordPepito @ 18:03

Omobono Tenni chi è costui? A meno che voi siate delle enciclopedie viventi del motociclismo, o dei Guzzisti sfegatati o molto semplicemente dei suoi coetanei, e direi che tra noi del GZR  qualcuno potrebbe esserlo (!!!!!), questo nome non vi dirà alcun che. Ed è per questo che ve ne voglio parlare.

Omobono Tenni nasce  a Tirano il 28 luglio 1905 ma a 15 anni si trasferisce in quel di Treviso dove, prima come apprendista e poi come proprietario, lavora in una officina per motociclette.  Nel 1924, a 19 anni, approda al mondo delle corse, ed in sella ad una G.D. 125cc da lui stesso preparata, vince la corsa che si tiene sul circuito cittadino di Postumia, battendo anche un certo Tazio Nuvolari.  Dal quel momento collezionò una serie incredibile di vittorie e record sul giro.

Uno dei motivi di tale successo era che Tenni subiva il fascino della velocità, egli riteneva che il pubblico non guardasse le corse perché gli interessasse vedere quale marca vinceva, ma gli interessava semplicemente vedere andar forte. A differenza di altri piloti, anche nostri contemporanei, che quando erano al comando staccavano 20 metri prima, lui anche se in testa staccava 5 metri dopo, e questo perché correva per il piacere del pubblico e non voleva derubarli dello spettacolo. “Mi ritirerò solo quando troverò uno più veloce di me” amava ripetere. Tra il 1924 ed il 1932 ottiene sei importanti vittorie che lo portano ad essere notato nel panorama motociclistico nazionale. Nel 1933 vince la gara di Rapallo davanti al più grande campione del tempo, Pietro Ghersi, che Tenni ammira molto tanto da fargli dire che non aveva voluto superare Ghersi nei primi giri della gara perché gli dispiaceva, gli sembrava di fargli del male!!!

Nel 1931 dopo le gare sui circuiti cittadini, colpevoli di non permettergli di esprimersi al massimo, approda a Monza. Nella prima gara che disputa su questo velocissimo circuito, dopo una partenza fulminea e quando al dodicesimo giro era in testa, è costretto al ritiro causa rottura del pistone. Per Tenni correre non è solo vincere ma significava dare il massimo, spremendo se stesso ed il mezzo meccanico oltre i limiti ed ignorando tutti i rischi. Ed è per questo che capisce che serve una moto “ufficiale”, anche perché si è dato come scadenza il 1935 come termine per partecipare alla gara più importante del mondo, il Tourist Trophy dell’Isola di Man.

Nel 1933 la squadra corse Guzzi, che lo aveva ingaggiato dopo la vittoria a Rapallo, lo porta a correre a Roma con la 500 bicilindrica. Ed è qui che avviene la suo primo serio incidente, a 180 km/h cade e striscia per 300 metri, si rialza subito in piedi corse verso la moto ma la rottura del gas lo costringe al ritiro. L’incidente avviene quando dopo 2 giri dal via, pur essendo primo ed in vantaggio di un terzo di giro (!), Tenni continuava a tirare come un forsennato e di “gettarsi a capofitto nelle curve e d’arrischiare com’egli ha arrischiato”.

Nel 1935 Guzzi lo porta al Tourist Trophy, dove gareggiavano tutti i grandi piloti di fama mondiale,proprio entro il termine che si era posto.Tenni già dalle prove dimostra di che pasta è fatto e fa registrare un nuovo record sul giro mai visto prima, 30 minuti e 10 secondi (attuale 17’12”30 del 2009). In gara, a causa della nebbia che non gli permette di vedere un corvo piazzato davanti alla sua moto, al quinto giro cade e deve lasciare la vittoria a Stanley Wood, anch’egli su Guzzi, che però non riuscirà a battere il suo tempo record.

Tenni vuole però correre lo stesso ma la dirigenza della squadra lo obbliga a ritornare in Italia per le opportune cure. Dopo un mese dalla dimissione dall’ospedale, quando i medici inglesi avevano dato la sua carriera per finita, ritorna in sella ad una moto  e vince la gara sul circuito di Livorno staccando il secondo di 10 minuti ed il terzo di 30 (!). Il copione è sempre quello, se la moto non ha guasti Tenni vince .

“Il primo italiano su moto italiana a vincere il Tourist Trophy”

Nel 1937 accade un episodio che dimostra ulteriormente, senza che ce ne fosse bisogno, di che pasta è fatto Omobono. Si sta allenando sulle strade del Lago di Como quando sulla strada sbuca un carro, e lo prende in pieno ad alta velocità. Nell’impatto gli si staccano due dita del piede, senza un lamento prende le dita e se le mette in tasca avvolte in un fazzoletto chiedendosi “chissà che non le possano riattaccare”. Una volta in ospedale a causa dello shock delle dita si ricorda solo a medicazioni avvenute, ormai troppo tardi per riattaccarle.Nel 1937, con la ferita al piede ancora aperta ritorna al Tourist Trophy, dove gli inglesi lo hanno già soprannominato il Diavolo nero (The black devil). Mai nessun campione ha avuto in Inghilterra tanti omaggi come lui.Alla fine di una mattina di allenamento la stampa inglese scrisse “Tenni è un pazzo, ma un pazzo che sa dominarsi ed è un avversario molto pericoloso. Davanti alla persone che assistevano egli ha scritto i numeri sulla strada”. Come da pronostico stabilisce il primato sul giro.Al via della gara si presenta in sella ad una Guzzi 250cc, parte subito a razzo ma alla fine del primo giro, quando è in testa, scivola a causa dell’asfalto viscido. Riesce a rimontare in sella ma è secondo a 35 secondi. Ma vuole vincere ad ogni costo e si getta nell’impresa senza risparmiare ne lui ne il mezzo meccanico. Al quarto giro riagguanta la prima posizione e la sua andatura è tale da staccare tutti gli avversari e permettergli di segnare il nuovo record sul giro di 29’8”. Al settimo ed ultimo giro però un colpo di scena, la moto si ferma per colpa della candela, in fretta e furia riesce a cambiarla e riparte conservando ancora un risicato vantaggio sugli altri corridori. “Tenni curvando con pazzo abbandono tanto da far dubitare circa il suo giunger al traguardo in un sol pezzo” (ed in questo oso dire che il nostro Gran Manetta Brambati è un degno erede!!!)  vince il Tourist Trophy con un tempo di 3 ore 32 minuti e 6 secondi (attuale 1 ora 46 minuti 7 secondi categoria Superbike del 2009). Per la prima volta, dalla sua nascita 30 anni prima, la corsa più importante del mondo veniva vinta da uno straniero su moto straniera. Alla stessa edizione partecipa anche alla gara per le 500cc ma una rottura meccanica lo ferma e lo costringe al ritiro. Non importa l’impresa era compiuta.

Dopo il suo ritorno dall’Isola di Man partecipa e vince al Gran Premio d’Europa a Berna e sul circuito di Monza classe 500cc. Nel 1938 stabilisce a Monza vari record di velocità mondiali, sia nelle classi 250cc che 500cc. Dopo lo stop dovuto alla guerra, e anche se ha ormai quarantenni, nel 1945 si ripresenta alla corse e continua a vincere. Nel 1948 partecipa ancora al Tourist Trophy, e anche se fa segnare il giro più veloce e costretto a ritirasi per noie meccaniche. Nonostante ciò gli inglesi ormai lo hanno incoronato il “più grande campione del mondo”.

Per scacciare la delusione patita all’Isola di Man partecipa al Gran Premio di Berna, come sempre va oltre i suoi limiti, ma questa volta gli sarà fatale. Infatti muore a seguito di una caduta.Due ali di folla formate da migliaia di persone assistettero al passaggio del camion della Moto Guzzi, adibito a carro funebre, che riportava Omobono Tenni nella sua città.

Negli anni Moto Guzzi ha omaggiato questo suo grande campione con una statua all’interno dello storico stabilimento, e dedicando a lui delle edizioni speciali di alcuni suoi modelli tra cui:
  Moto Guzzi V11 Le Mans Tenni

 Anno 2002

   Moto Guzzi Griso 8v Special Edition

 Anno 2009

 

Moto Guzzi V7 “Tenni Racer” by Corsa Italiana

 Anno 2011

 

 

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