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Gruppo Zona Rossa » Pepito’s Way: volevo essere come Omobono Tenni


Mar 29

Pepito’s Way: volevo essere come Omobono Tenni
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Tag: AmarcordPepito @ 18:03

Omobono Tenni chi è costui? A meno che voi siate delle enciclopedie viventi del motociclismo, o dei Guzzisti sfegatati o molto semplicemente dei suoi coetanei, e direi che tra noi del GZR  qualcuno potrebbe esserlo (!!!!!), questo nome non vi dirà alcun che. Ed è per questo che ve ne voglio parlare.

Omobono Tenni nasce  a Tirano il 28 luglio 1905 ma a 15 anni si trasferisce in quel di Treviso dove, prima come apprendista e poi come proprietario, lavora in una officina per motociclette.  Nel 1924, a 19 anni, approda al mondo delle corse, ed in sella ad una G.D. 125cc da lui stesso preparata, vince la corsa che si tiene sul circuito cittadino di Postumia, battendo anche un certo Tazio Nuvolari.  Dal quel momento collezionò una serie incredibile di vittorie e record sul giro.

Uno dei motivi di tale successo era che Tenni subiva il fascino della velocità, egli riteneva che il pubblico non guardasse le corse perché gli interessasse vedere quale marca vinceva, ma gli interessava semplicemente vedere andar forte. A differenza di altri piloti, anche nostri contemporanei, che quando erano al comando staccavano 20 metri prima, lui anche se in testa staccava 5 metri dopo, e questo perché correva per il piacere del pubblico e non voleva derubarli dello spettacolo. “Mi ritirerò solo quando troverò uno più veloce di me” amava ripetere. Tra il 1924 ed il 1932 ottiene sei importanti vittorie che lo portano ad essere notato nel panorama motociclistico nazionale. Nel 1933 vince la gara di Rapallo davanti al più grande campione del tempo, Pietro Ghersi, che Tenni ammira molto tanto da fargli dire che non aveva voluto superare Ghersi nei primi giri della gara perché gli dispiaceva, gli sembrava di fargli del male!!!

Nel 1931 dopo le gare sui circuiti cittadini, colpevoli di non permettergli di esprimersi al massimo, approda a Monza. Nella prima gara che disputa su questo velocissimo circuito, dopo una partenza fulminea e quando al dodicesimo giro era in testa, è costretto al ritiro causa rottura del pistone. Per Tenni correre non è solo vincere ma significava dare il massimo, spremendo se stesso ed il mezzo meccanico oltre i limiti ed ignorando tutti i rischi. Ed è per questo che capisce che serve una moto “ufficiale”, anche perché si è dato come scadenza il 1935 come termine per partecipare alla gara più importante del mondo, il Tourist Trophy dell’Isola di Man.

Nel 1933 la squadra corse Guzzi, che lo aveva ingaggiato dopo la vittoria a Rapallo, lo porta a correre a Roma con la 500 bicilindrica. Ed è qui che avviene la suo primo serio incidente, a 180 km/h cade e striscia per 300 metri, si rialza subito in piedi corse verso la moto ma la rottura del gas lo costringe al ritiro. L’incidente avviene quando dopo 2 giri dal via, pur essendo primo ed in vantaggio di un terzo di giro (!), Tenni continuava a tirare come un forsennato e di “gettarsi a capofitto nelle curve e d’arrischiare com’egli ha arrischiato”.

Nel 1935 Guzzi lo porta al Tourist Trophy, dove gareggiavano tutti i grandi piloti di fama mondiale,proprio entro il termine che si era posto.Tenni già dalle prove dimostra di che pasta è fatto e fa registrare un nuovo record sul giro mai visto prima, 30 minuti e 10 secondi (attuale 17’12”30 del 2009). In gara, a causa della nebbia che non gli permette di vedere un corvo piazzato davanti alla sua moto, al quinto giro cade e deve lasciare la vittoria a Stanley Wood, anch’egli su Guzzi, che però non riuscirà a battere il suo tempo record.

Tenni vuole però correre lo stesso ma la dirigenza della squadra lo obbliga a ritornare in Italia per le opportune cure. Dopo un mese dalla dimissione dall’ospedale, quando i medici inglesi avevano dato la sua carriera per finita, ritorna in sella ad una moto  e vince la gara sul circuito di Livorno staccando il secondo di 10 minuti ed il terzo di 30 (!). Il copione è sempre quello, se la moto non ha guasti Tenni vince .

“Il primo italiano su moto italiana a vincere il Tourist Trophy”

Nel 1937 accade un episodio che dimostra ulteriormente, senza che ce ne fosse bisogno, di che pasta è fatto Omobono. Si sta allenando sulle strade del Lago di Como quando sulla strada sbuca un carro, e lo prende in pieno ad alta velocità. Nell’impatto gli si staccano due dita del piede, senza un lamento prende le dita e se le mette in tasca avvolte in un fazzoletto chiedendosi “chissà che non le possano riattaccare”. Una volta in ospedale a causa dello shock delle dita si ricorda solo a medicazioni avvenute, ormai troppo tardi per riattaccarle.Nel 1937, con la ferita al piede ancora aperta ritorna al Tourist Trophy, dove gli inglesi lo hanno già soprannominato il Diavolo nero (The black devil). Mai nessun campione ha avuto in Inghilterra tanti omaggi come lui.Alla fine di una mattina di allenamento la stampa inglese scrisse “Tenni è un pazzo, ma un pazzo che sa dominarsi ed è un avversario molto pericoloso. Davanti alla persone che assistevano egli ha scritto i numeri sulla strada”. Come da pronostico stabilisce il primato sul giro.Al via della gara si presenta in sella ad una Guzzi 250cc, parte subito a razzo ma alla fine del primo giro, quando è in testa, scivola a causa dell’asfalto viscido. Riesce a rimontare in sella ma è secondo a 35 secondi. Ma vuole vincere ad ogni costo e si getta nell’impresa senza risparmiare ne lui ne il mezzo meccanico. Al quarto giro riagguanta la prima posizione e la sua andatura è tale da staccare tutti gli avversari e permettergli di segnare il nuovo record sul giro di 29’8”. Al settimo ed ultimo giro però un colpo di scena, la moto si ferma per colpa della candela, in fretta e furia riesce a cambiarla e riparte conservando ancora un risicato vantaggio sugli altri corridori. “Tenni curvando con pazzo abbandono tanto da far dubitare circa il suo giunger al traguardo in un sol pezzo” (ed in questo oso dire che il nostro Gran Manetta Brambati è un degno erede!!!)  vince il Tourist Trophy con un tempo di 3 ore 32 minuti e 6 secondi (attuale 1 ora 46 minuti 7 secondi categoria Superbike del 2009). Per la prima volta, dalla sua nascita 30 anni prima, la corsa più importante del mondo veniva vinta da uno straniero su moto straniera. Alla stessa edizione partecipa anche alla gara per le 500cc ma una rottura meccanica lo ferma e lo costringe al ritiro. Non importa l’impresa era compiuta.

Dopo il suo ritorno dall’Isola di Man partecipa e vince al Gran Premio d’Europa a Berna e sul circuito di Monza classe 500cc. Nel 1938 stabilisce a Monza vari record di velocità mondiali, sia nelle classi 250cc che 500cc. Dopo lo stop dovuto alla guerra, e anche se ha ormai quarantenni, nel 1945 si ripresenta alla corse e continua a vincere. Nel 1948 partecipa ancora al Tourist Trophy, e anche se fa segnare il giro più veloce e costretto a ritirasi per noie meccaniche. Nonostante ciò gli inglesi ormai lo hanno incoronato il “più grande campione del mondo”.

Per scacciare la delusione patita all’Isola di Man partecipa al Gran Premio di Berna, come sempre va oltre i suoi limiti, ma questa volta gli sarà fatale. Infatti muore a seguito di una caduta.Due ali di folla formate da migliaia di persone assistettero al passaggio del camion della Moto Guzzi, adibito a carro funebre, che riportava Omobono Tenni nella sua città.

Negli anni Moto Guzzi ha omaggiato questo suo grande campione con una statua all’interno dello storico stabilimento, e dedicando a lui delle edizioni speciali di alcuni suoi modelli tra cui:
  Moto Guzzi V11 Le Mans Tenni

 Anno 2002

   Moto Guzzi Griso 8v Special Edition

 Anno 2009

 

Moto Guzzi V7 “Tenni Racer” by Corsa Italiana

 Anno 2011

 

 

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6 Responses to “Pepito’s Way: volevo essere come Omobono Tenni
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  1. Hyperleo says:

    Complimenti, bellissimo articolo e molto interessante

  2. Leo Doc says:

    Questi erano veri motociclisti! Articolo perfetto ed esauriente.

  3. TARO75 says:

    bravo Simo,con questo articolo hai fatto sicuramente”ringalluzzire”i ragazzacci più maturi che si trovano tra le nostre fila!!!!!……qui rischiamo di prender paga alla prossima gita hahahahahaha

  4. pepito says:

    Grazie ragazzi, spero solo che a ringalluzzirsi non sia il nostro buon GMB,che non ne ha decisamente bisogno, altrimenti ad ogni sosta ci toccherà incatenarlo ad un lampione per tenerlo fermo sul posto!!!!!!!!

  5. Nico says:

    Bellissimo……bravo Simo, ottimo articolo e devo dire che ho sempre saputo delle repliche GUZZI-TENNI ma onestamente non mi sono mai interessato di sapere chi era realmente questo TENNI,
    E’ proprio vero tutti noi parliamo di AGOSTINI, ma di campione italiani c’è ne sono molti di piu’…..

  6. Metyu says:

    Che bello….leggendo l’articolo mi imagino Tenni che in fretta e furia cambia la candela per ripartire e realizzare il suo sogno più grande!!!Fantastico…..davvero bravo…sia Tenni che il nostro Pepito!!!

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